Relazioni tra resistenza insulinica e predisposizione al diabete mellito
prof. Giuseppe Di Fede, Medico Chirurgo, Direttore Sanitario di Imbio - Istituto di Medicina Biologica di Milano, Specialista in Nutrizione e Dietetica Clinica, Esperto in Medicina Genetica e Preventiva, Ipertermia oncologica e Immunoterapia, Professore a. C. di Nutrigenomica, presso Università di Pavia, Università di Roma.
La resistenza insulinica può essere definita come una condizione in cui una data concentrazione d'insulina produce un effetto minore di quello atteso.
Epidemiologicamente è un fenomeno rilevante con una prevalenza stimata del 3% nella popolazione statunitense e variabile tra il 3 e il 16% nella popolazione occidentale. La minore prevalenza si registra nella popolazione giapponese, dove si attesta al 2% circa.
Secondo le stime dell'OMS, a causa del progressivo aumento della vita media e dell'incremento demografico nei paesi sottosviluppati, la prevalenza mondiale di questa patologia è destinata a modificarsi significativamente soprattutto nella fascia di popolazione tra 45 e 64 anni dove potrebbe arrivare a raddoppiare entro il 2030. Nella fascia di popolazione oltre i 65 anni, data l'aspettativa di vita media della donna superiore a quella dell'uomo, ci si potrebbe aspettare una maggiore prevalenza nel sesso femminile.
La resistenza insulinica predispone all'intolleranza glucidica e con essa allo sviluppo della sindrome metabolica e del Diabete mellito di tipo 2 con le complicanze che ne conseguono.
Oltre che nelle alterazioni del metabolismo glucidico, la resistenza insulinica sembra essere implicata in un concomitante incremento dei trigliceridi e una diminuzione del colesterolo HDL; è importante inoltre rilevare che la predisposizione genetica può aumentare il rapporto trigliceridi / HDL (colesterolo buono).
La diagnosi precoce di tipo genetico che è possibile effettuare presso IMBIO (Istituto di Medicina Biologica di Milano), permette di attuare un programma nutrizionale adeguato, con particolare attenzione al tipo di alimenti che influenzano l'espressione del gene mutato che saranno quindi eliminati o ridotti dall'alimentazione.
Con un piano alimentare personalizzato in base al risultato del test e un'attività fisica moderata e costante si può ridurre, fino ad abbattere, la possibilità di sviluppo del Diabete Mellito di tipo 2.
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